Il Museo Comunale di Lucignano: un’importante raccolta d’arte sacra tra Arezzo e Siena
Inaugurato nel 1924, il Museo Comunale di Lucignano è attualmente ubicato in alcune sale al pian terreno del Palazzo Comunale, edificato presumibilmente intorno al XIII secolo e, in seguito, più volte rimaneggiato.
La disposizione delle opere segue un ordine cronologico.
Sala I

Appena superato l’ingresso del Museo, sul lato sinistro, si trovano, sistemati all’interno di una nicchia, i due pesi dell’antico meccanismo dell’orologio che decorava la torre soprastante l’edificio. Sul lato destro, invece, di grandissimo fascino, la tavola duecentesca rappresentante la Crocifissione, di ignoto pittore aretino senese. Sulla stessa parete, la pala cuspidata attribuita a Niccolò (Siena, doc. 1331-1345) o Francesco di Segna raffigura una Madonna in trono col Bambino e la donatrice orante, tale Monna Muccia (“moglie che fu di Guerrino Ciantari”, come recita l’iscrizione), inginocchiata in preghiera ai piedi del trono. Continuando il percorso, incontriamo il bel trittico di Bartolo di Fredi (Siena, 1330 ca.-1410) raffigurante la Madonna col Bambino in trono, tra i Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista (1380-1390 ca.). Nell’angolo opposto è collocata una piccola ma pregevolissima tavoletta di Lippo Vanni (Siena, doc. 1344-1373), raffigurante una Madonna col Bambino in trono tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (1360-1370 ca.). Quest’ultima in origine faceva parte di un’ancoretta, poi rubata nel 1974.
Sala II

Questa è la sala che ospita il grande Albero della Vita, o Albero d’Oro o, ancora, Albero di Lucignano. L’attuale allestimento della sala ha fondamentalmente rispettato quelli che erano stati gli originali intenti dei primi organizzatori del Museo: assegnare all’opera d’arte più celebre di Lucignano una collocazione centralizzata all’interno di una vetrina che ne permettesse la piena godibilità visiva e, al tempo stesso, offrisse le garanzie di sicurezza necessarie per un oggetto tanto prezioso. Così, la moderna vetrina a mandorla, assecondando la silouette dell’opera, acquista le caratteristiche di una grande teca di cristallo che fa dell’Albero il centro ideale del Museo di Lucignano, a sua volta situato nel centro del paese. L’Albero è in realtà un grande reliquiario: le piccole teche trilobate appese in coppia su ciascuno dei suoi dodici rami conservavano un tempo reliquie francescane e schegge della Croce di Cristo. L’opera appartiene alla tipologia dei reliquiari fitomorfi, ossia che riproducono le forme del mondo vegetale e, benché anticamente fossero assai diffusi, soppratutto quelli in forma d’albero, oggi se ne conservano soli pochi esemplari e, tra questi, quello di Lucignano spicca per imponenza, complessità e pregio. La base dell’opera è in rame dorato, di forma oblunga e polilobata. In origine su di essa si trovavano quattro medaglioni chiusi da cristalli di rocca dove erano raffigurati immagini di santi. Su questa prima base poggia un piede più piccolo che serve da sostegno ad una teca in forma di tempietto gotico, sul quale si innesta il fusto dell’albero vero e proprio. La parte centrale dell’opera, costituita dai dodici rami, sei per parte, è realizzata in argento dorato e ulteriormente decorata con rametti di corallo, smalti traslucidi, cristalli di rocca e miniature. Infine, sulla sommità dell’Albero sono collocati un Cristo crocefisso e un pellicano, il simbolo cristologico dell’animale che si ferisce a morte per nutrire i propri piccoli. Come recita una lunga iscrizione che corre sul piede dell’Albero, l’inizio dell’opera risale al 1350. Tuttavia essa fu completata solo nel 1471, ben 120 anni più tardi, per mano del Maestro orafo Gabriello d’Antonio da Siena.
Le pareti e la volta della Sala dell’Albero conservano ancora un’interessante decorazione affrescata che riveste una rilevante importanza per la storia politica e artistica di Lucignano. Questa sala, chiamata Sala delle Udienze, era il luogo in cui anticamente i Priori di Lucignano amministravano la giustizia e gli affreschi che la decorano, rappresentano personalità illustri del passato. Nella cultura umanistica la rappresentazione di uomini celebri, ricordati nella storia per le loro gesta, aveva il duplice scopo di rendere omaggio alla grandezza degli antichi e di mostrarsi come monito ed esempio per gli uomini a cui, nel presente, era affidato il difficile compito di governare. Il ciclo di affreschi presente nella Sala dell’ex Tribunale di Lucignano è stato realizzato nel corso di cinquanta anni: la data più antica riportata dalle iscrizioni è il 1438, l’ultima leggibile è il 1479. Gli affreschi furono certamente commissionati dai Priori che si avvicendarono in quegli anni in cui il paese, sotto il dominio di Siena, potè godere, se non della libertà, almeno di un periodo di pace. I personaggi rappresentati sono per la maggior parte riuniti in gruppi di tre e, sia uomini che donne, non sono tratti solo dalla storia romana antica, ma anche da quella greca e cristiana: infatti ci sono re e imperatori (Cesare e Costantino), filosofi (Aristotele), poeti (Virgilio) e addirittura due eroine femminili quali Giuditta e Lucrezia. Su tutti domina la Maestà di Agostino di Marsilio, garante della giustizia bene amministrata e ben condotta.
Sala III

Ad aprire la raccolta della sala, sulla parete centrale, la lunetta dal titolo San Francesco riceve le stimmate. L’opera - databile intorno al 1510-12 - è opera di Luca Signorelli (Cortona, 1445 ca.-1523). Sulla parete sinistra è posta una tavola attribuita alla bottega dello stesso Signorelli. L’opera appare assai manomessa: il fondo dorato e punzonato, pur ritagliando pesantemente le figure della Madonna e del Bambino, lascia intravedere ai lati della coppia parti di altre figure coperte e nascoste. A seguire una tavola di Pietro di Giovanni d’Ambrogio (Siena, doc. 1428-1449) raffigurante San Bernardino da Siena (1348) colto nell’atto di predicare contro la vanità delle cose terrene tenendo simbolicamente sotto i piedi le mitrie vescovili. Nell’angolo destro è alloggiata una teca contenente alcuni oggetti provenienti dal Santuario di Santa Maria della Querce: un Turibolo e Navicella, datati 1628; un Cofanetto in legno e osso, di mirabile fattura, opera della Bottega degli Embriachi (Genova, secc. XIV-XV) e una Croce astile di ambito umbro-toscano raffigurante Cristo crocefisso con Dio padre tra San Sebastiano e San Rocco (inizio sec. XVI).
Sala IV
All’interno di essa sono poste due coppie di Testate di bara dipinte su entrambe le facciate (secc. XVII-XVIII), di scuola aretino senese. Le “testate di bara” sono le estremità di cataletti, ossia sorti di lettighe con cui i defunti venivano accompagnati al sepolcro.